Pier Giacomo Cirella, commissario NID Platform 2017

Intervista a cura di Lisa Cadamuro – Redazione NID Platform

Pier Giacomo Cirella è stato per molti anni il responsabile del settore danza per ARTEVEN-Circuito Teatrale Regionale del Veneto. Tra i promotori del progetto Anticorpi XL per la Giovane danza d’autore e di NID Platform, dal 2003 al 2010 è stato anche presidente nazionale dell’ADEP-Associazione Danza Esercizio e Promozione e vicepresidente di Federdanza-AGIS.
Pier Giacomo Cirella è membro della Commissione artistica di NID Platform 2017.

Lei è stato scelto come commissario di NID Platform 2017.
Quali pensa che siano i punti di forza di questo progetto?

NID Platform è il progetto per la danza più importante che c’è in Italia. Penso che il suo punto di forza sia offrire la possibilità di vedere in poco tempo tutta la danza italiana e contemporaneamente incontrare operatori e amici italiani e stranieri.

Esiste una creatività nuova oggi nella danza italiana?
Sì certo, ma a singhiozzo. Ci sono ondate di creatività, giovane e non, poi per un po’ sparisce tutto. Credo che questo sia indicativo di uno stato di forma non sano. Molto è dovuto agli alti e bassi del mercato dello spettacolo e alla situazione generale del sostegno pubblico – quello privato, fatte alcune eccezioni, non esiste.

Che cosa si aspetta dalle compagnie e dagli spettacoli che si proporranno per NID 2017?
Emozioni e soprattutto molta danza. Non mi piacciono i “manichini”.

Quali sono le difficoltà della danza italiana e che cosa farebbe lei per risolverle?
La maggiore difficoltà è quella di essere considerata sempre un optional all’interno del settore dello spettacolo: non c’è mai stato un vero riconoscimento ufficiale dell’importanza di questa disciplina che le dia pari dignità nei confronti della prosa e della musica. Il sostegno e i contributi da parte del Ministero in questi anni sono stati importanti, non c’è dubbio e occorre riconoscerlo, ma non è abbastanza, soprattutto per quanto riguarda la fase più importante, quella formativa e di crescita del danzatore o coreografo. Ultimamente ci sono stati, fortunatamente, alcuni progetti in questo senso, che hanno sopperito alla mancanza di un vero sistema di crescita: parlo ovviamente del progetto Anticorpi XL.

Che cosa consiglierebbe a un giovane coreografo o danzatore italiano?
Di studiare tanto e lavorare ancora di più. Di tenere il proprio corpo sempre aggiornato a tutte le possibili implicazioni della danza. Di esercitarsi sempre con maestri e tecnici e di non precludersi niente in ambito di studio. Tutto serve per crescere con una propria personalità e uno stile che ti contraddistingua e ti faccia sentire realizzato. Anche per fare i “manichini” – nel senso in cui l’ho inteso poco fa – occorre un corpo allenato e tonico.

Una delle novità di NID Platform 2017 è la ricerca di un punto di contatto con il pubblico. Esiste un pubblico della danza contemporanea? Se sì, che cosa può offrirgli NID Platform?
Il pubblico c’è e va aiutato, non lasciato in balia di progetti senza senso. Credo che molti – me compreso – sottovalutino il pubblico, molto più formato e sensibile di quello che si pensa.
Il pubblico riconosce la qualità, anche se non comprende subito quello che vede e la qualità non dipende solo dalla profondità del soggetto/oggetto della coreografia, ma da tutti i componenti dello spettacolo, compreso il movimento, che deve essere perfetto nella sua imperfezione.
Se il pubblico non viene a teatro è perché è rimasto deluso. E la presentazione di un esperto non basta, occorre un lento processo di avvicinamento e di condivisione, rivolto a tutti indistintamente, perché non può esistere un lavoro o una coreografia che non si relazioni con il pubblico e non tenga presente che il destinatario finale è proprio il pubblico. Se non si parte da questo presupposto, la danza contemporanea non ha ragione di esistere.