«Il corpo stratifica con saggezza». Conversazione con Marta Bevilacqua

Le conversazioni sono sedici interviste agli autori che saranno a NID Platform e che pubblicheremo da luglio a settembre.
Intervista a cura di Lisa Cadamuro – NID Platform staff 

 

Le quattro stagioni_From summer to autumn è uno spettacolo co-creato da lei e Roberto Cocconi. Com’è stato lavorare in coppia e come si è svolto il vostro lavoro creativo?

 

Naturale. Roberto ed io lavoriamo fianco a fianco da anni e mettiamo insieme le nostre estetiche cercando un equilibrio condiviso. Con noi, un nucleo stabile composto da Valentina Saggin, Luca Zampar e Anna Savanelli. Arearea è un ensable.

Per Le quattro stagioni_From summer to autumn abbiamo studiato separatamente: io ho lavorato su Estate e Inverno e Roberto su Primavera e Autunno. Lo studio musicale è stato il più incisivo per produrre le immagini: noi lavoriamo per visioni, ambientali soprattutto. E allora vento forte per me, foglie secche per lui, abbandono e resistenza per me, nostalgia e caduta per lui.

E poi l’incontro tra questi due stati, tra queste due stagioni interiori (ed esteriori, ben si sa…).

Fidandoci della danza, del gesto coerente e dissacrante che ci riconnette alla terra. Da febbraio 2018 proseguiremo con i concerti Inverno e Primavera.

 

Lei interpreta con altre quattro danzatrici L’Estate, mentre Roberto Cocconi interpreta con quattro danzatori L’Autunno: l’elemento femminile e quello maschile sono quindi molto caratterizzanti. Vuole dirci qualcosa di più?

 

Le Quattro Stagioni sono una grande metafora, sono un tras-porto…

Noi vogliamo trasportare lo spettatore nei grandi temi: natura, amore, conflitto, passaggio del tempo.

L’Estate di Vivaldi ha inizio con una tempesta… non ho resistito a sfidarla. E la pace che poi dona appartiene a un femminile non stereotipato, sensuale e complesso che m’interessa indagare. L’Autunno apre con un’ironia che porta alla caccia, a uno spazio temporale di gioco e di scherzo. Ed ecco che qui la teatralità Arearea ha preso slargo. Ci divertiamo molto a osservarci anche in prova, e ci commuoviamo. Siamo questo tempo.

Tra le letture che ci hanno accompagnati nella ricerca delle intenzioni c’è su tutte Albert Camus, Estate ed altri scritti solari, che secondo me dovrebbero essere di facile accesso in ogni scaffale di casa.

 

La messa in discussione degli spazi usuali e la doppia dimensione dello spettacolo teatrale e della performance urbana è la cifra stilistica della compagnia Arearea. Questo spettacolo è nato in versione urbana ed è poi passato al palcoscenico: com’è cambiato il lavoro nel passaggio da uno spazio all’altro?

 

Questo passaggio non è per niente automatico… anzi. La danza urbana ha una portata specifica che non è mai traslabile in teatro senza le giuste riflessioni e accortezze.

Il progetto Le Quattro Stagioni ha avuto una versione con i corpi integrati nella natura: terra, erba, (fango talvolta). E l’interpretazione è cresciuta nelle repliche. Lo scopo era di portare all’estremo un materiale coreografico difficile, tecnico. E farlo incontrare con la natura vera.

Solo dopo, il teatro, la natura naturata. Ma come restituire la natura in assenza di un ambiente naturale? Siamo entrati in crisi. Per settimane non ci siamo mossi. Io non vedevo più nulla della poesia raggiunta. E allora via tutto, quinte, costumi di scena… Dieci danzatori, scatola scarna e luce. E così, ecco riapparire la musica sui corpi e i corpi raccontare la loro natura.

Il corpo stratifica con saggezza.

 

La musica è quella delle Quattro Stagioni di Vivaldi, nella riscrittura contemporanea di Max Richter. Come mai avete scelto questa riscrittura? La mediazione di Richter, che citate nella descrizione del vostro spettacolo, vi ha aiutati ad avvicinarvi all’opera di Vivaldi?

 

Roberto ha lanciato l’idea e mi ha fatto sentire i concerti. Mi sono subito spaventata. Troppo difficile per me. Le Quattro Stagioni sono conosciutissime. Poi, come spesso accade, abbiamo fatto spazio all’ascolto del cuore e abbiamo capito che ciò che crediamo di conoscere spesso non lo conosciamo affatto (questo vale per tutti i classici). La riscrittura di Richter ci ha incoraggiati a rischiare. Avevamo bisogno di raccontarci attraverso quella nuova musica.

 

Cosa vi aspettate dall’edizione 2017 di NID Platform?

 

Ci aspettiamo una festa dei generi coreutici, spettacoli che possano testimoniare la ricerca italiana e aprire nuove prospettive future.

Ci aspettiamo di incontrare persone nuove, di vivere un clima di sincera curiosità.

Aspettiamo NID per confrontarci e metterci alla prova.

Aspettiamo e siamo impazienti!!!

 

Marta Bevilacqua

 

Marta Bevilacqua si forma all’Accademia Isola Danza a Venezia con Carolyn Carlson (2001). Collabora stabilmente con la compagnia Arearea dal 1998. Tra le sue coreografie più premiate NEC NEC (Anticorpi Explò), ORGANON (Premio Equilibrio), INNESTI, RUEDIS. Ha danzato con compagnie di ricerca come Adarte, Aldes, Balletto Civile, Ersilia Danza, Naturalis Labor, TPO, Versilia Danza. È̀ stata coinvolta nei seguenti progetti internazionali: Lieux Publics con DAFNE, Writing site by site con PANTA REI e OLTRE LA LUNA, prodotto da Dance Channels.